1.
Prodotti ittici
innovativi e nicchie di mercato
Il mercato del grocery
è percorso da continue ondate di cambiamento. Una massa rilevante di referenze viene
sostituita, con cicli sempre più brevi, da altri prodotti più nuovi che, oltre
a rinverdire l’offerta, mirano alla soddisfazione di una domanda sempre più
specialistica.
Tale fenomeno desta
particolare interesse.
Talvolta, una nuova offerta
può, di colpo, rendere “obsoleti” ed abbassare fortemente la domanda di molti
prodotti, appartenenti alla stessa categoria, creando il panico tra quelle
marche che, fino a poco prima, detenevano un largo consenso tra i consumatori.
Ciò riguarda tutti i
beni di largo consumo e, ovviamente, anche il settore degli alimenti deperibili
e deperibilissimi come gli ittici.
La presenza di
diversificate, quanto numerose, tecniche di lancio di nuovi prodotti è,
prevalentemente, riconducibile all’esigenza di presidiare la domanda
specialistica.
Il mercato chiede,
infatti, non solo prodotti diversi nelle loro caratteristiche ma capaci, anche,
di simboleggiare un preciso stile di vita.
La domanda finisce,
quindi, per frammentarsi ed occorre essere pronti a posizionarsi in quei
segmenti in cui il prodotto possa sviluppare, al meglio, le proprie
potenzialità, in modo da essere difficilmente “attaccabili” dai nuovi
competitors che si affacciano di continuo.
Il termine “nuovo” si
applica, in marketing, a linee di prodotti capaci di esprimere un differente
livello di innovazione, che spazia dalle novità in assoluto (quelle che creano
un nuovo mercato), ai prodotti “riposizionati” o modificati (già esistenti ma
indirizzati a diversi mercati o segmenti di mercato).
I fattori che
determinano l’innovazione sono legati alla politica delle singole imprese
(fattori interni), ma anche e soprattutto a stimoli esterni.
Generalmente,
l’innovazione di prodotto si limita ad integrazioni di linee esistenti, a revisioni
o riposizionamenti di prodotti già affermati o, ancora, alla riduzione del
costo degli stessi, mentre risulta assai rara l'individuazione di novità
assolute.
Prescindendo dai
fattori interni all'impresa l'innovazione di prodotto risponde a sollecitazioni
esterne come:
·
L'evoluzione della domanda,
·
L’evoluzione delle
normative legislative,
·
L'applicazione di nuove
tecnologie,
·
L’utilizzo di tecnologie
esistenti applicate a nuovi mercati.
L'evoluzione della
domanda è condizionata dalle numerose variabili che concorrono a delineare le
motivazioni di consumo e dalle modificazioni dei sistema economico che
influiscono sui comportamenti d'acquisto.
Fatta tale premessa,
sono state individuate le linee guida che consentono di analizzare, in modo
sistemico, le novità che, di continuo, vengono lanciate sui mercati e che
rispondono principalmente alle tre macro tendenze della domanda:
·
Salutismo;
·
Edonismo;
·
Servizio.
Queste variabili
rappresentano, verosimilmente, il fondamento su cui si è evoluta l’offerta alimentare
europea nel suo insieme, ma anche, pur se con connotazioni caratteristiche
diverse, l’evoluzione delle linee innovative ittiche di nicchia.
Il mercato dei beni e dei
servizi non è omogeneo, ma si presenta differenziato in segmenti. A loro volta,
i segmenti possono contenere diverse “nicchie”, ossia mercati ancora più
ristretti, in cui il numero di offerenti e di richiedenti è minore e definito.
La nicchia può essere
basata su differenti specificazioni come ad esempio, la qualità o l’immagine.
Il fascino discreto
delle nicchie è rappresentato, nelle linee generali, dalla competizione non
distruttiva che intercorre tra di esse.
Specializzandosi, i
produttori tendono ad occupare ambiti di mercato differenti, cosicché diventano
concorrenti diretti solo delle altre aziende che hanno scelto di “puntare” su
quella specifica performance di prodotto o su quel determinato servizio
aggiuntivo.
La segmentazione per
nicchie di mercato spiega la sopravvivenza di una quantità innumerevole di
concorrenti in ogni settore e in ogni mercato; è la scelta alternativa al one
best way (il modo migliore, l'unico, il più efficiente di fare un prodotto o
offrire una prestazione) per ogni categoria.
Dalle considerazioni
di cui sopra si rileva che, anche per un comparto quale quello ittico, è
necessario porre grande attenzione alle variabili che incidono sulle decisioni
d’acquisto della domanda e che, nel caso in specifico, spingono il consumatore
ad apprezzare e quindi a scegliere un prodotto piuttosto che un altro.
In assenza di
informazioni riguardanti le variabili d’acquisto, gli addetti ai lavori, non
hanno alcune percezione del mercato e sono, pertanto, incapaci di assumere decisioni
adeguate alla dinamiche commerciali derivanti dalla competizione globale.
La produzione
nazionale sconta, certamente, le conseguenze di tale carenza di informazione,
e, anche se nell’ultimo quinquennio ha saputo adeguarsi rapidamente ai nuovi
parametri di qualità dettati delle normative comunitarie, sicuramente non ha
raggiunto un pari livello di allineamento riguardo alla proposta commerciale
che rimane “ obsoleta” e fondata, tranne che in qualche rarissima eccezione,
sull’offerta di materia prima “row” e/o
semilavorata (filetti, ecc).
Un handicap notevole
se confrontato a quanto accade, già da tempo, in altre aree d’Europa dove,
invece, i produttori del comparto ittico sono, oggi, in grado di proporre
un’offerta commerciale sofisticata e concretamente innovativa, diversificata e
specialistica; un’offerta che ha permesso di posizionare e di riposizionare su
segmenti ad alto valore aggiunto l’offerta tradizionale, con notevoli benefici
per tutta la filiera.
3.
Il mercato delle
referenze ittiche innovative
L’utilizzo, negli
ultimi anni, di sofisticate tecniche di marketing, anche sulla filiera
alimentare, ha modificato, talvolta radicalmente, la proposta commerciale
tradizionale.
Il nuovo approccio
mira al soddisfacimento dei consumatori che richiedono, sempre più, prodotti a
maggiore servizio d’uso ovvero prodotti alimentari in grado di semplificare il
processo di consumo, di incorporare servizi, e capaci di soddisfare nuovi
bisogni (moltiplicazione delle varianti, smaltimento del packaging, ecc.).
I mutamenti sociali
intervenuti in Europa negli ultimi 20 anni e i notevoli progressi tecnologici
ottenuti in ogni campo, rappresentano il motore portante della nuova domanda.
I più rilevanti
fattori propulsori possono essere sintetizzati in:
·
Mutamenti nelle
caratteristiche della società;
·
Innovazioni nelle tecniche
di processo e di conservazione;
·
Innovazioni nelle tecniche
di preparazione domestica;
·
La distribuzione
organizzata.
Rappresentati
soprattutto da:
·
Nuovo ruolo della donna nella
vita sociale e nelle attività lavorative fuori dell’ambito domestico;
·
Frammentazione nel consumo
dei pasti “principali”;
·
Generale riduzione del
numero dei componenti del nucleo famigliare;
·
Crescita di un nuovo
mercato rappresentato dai singles;
·
Allungamento della vita
media.
Ha influito,
particolarmente, l’introduzione di macchinari che consentono la realizzazione
di soluzioni di prodotto a più alto valore di servizio come:
·
Nuovi processi di
lavorazione (Marinatura, Precottura, Frittura) applicati su scala industriale
ai prodotti del mare;
·
Nuove tecniche di
conservazione (atmosfera modificata, ecc.);
·
Nuove tecniche di
confezionamento e nuovi materiali per il packaging che, oltre ad essere
efficaci nella protezione del prodotto, hanno contribuito ad esaltarne
l’aspetto ed a migliorarne l’esposizione sui banchi di vendita (skin pack).
3.3.
La distribuzione
organizzata
Maggiore disponibilità
di spazi freddi, assortimento, vendite assistite sono stati fondamentali nel
migliorare l’offerta dei punti vendita, soprattutto dal punto di vista del
servizio.
L’insieme dei fattori
descritti, ha contribuito a far crescere il comparto rapidamente, ed a
sviluppare tutta una nuova gamma di “referenze alimentari innovative”.
Le potenzialità di
crescita del settore sono state percepite, per tempo, dai produttori del
comparto ittico europeo (e molto in ritardo dai produttori italiani) i quali,
abbastanza rapidamente, hanno messo in produzione nuove linee di prodotto
adeguate a soddisfare la domanda emergente.
Il trend viene
studiato dagli esperti internazionali in Conventions mirate, durante le quali
si approfondiscono le tematiche più interessanti e si tenta di regolare il
fenomeno attraverso “griglie” e definizioni normative.
Al “Trade Show
Sidney”, un evento che mette a confronto le differenti tecniche di innovazione
applicate agli ittici, si celebra addirittura un “festival degli ittici
innovativi” dove, gli espositori presentano veri e propri “nuovi” prodotti a
partire da una referenza tradizionale[1].
3.4.
Percorrenze di
classificazione
Risulta estremamente
complesso classificare, in maniera sistemica, il comparto delle “linee ittiche
innovative”, in quanto, le referenze che lo compongono sono presenti in modo
diffuso e trasversale rispetto tutte le linee dell’ittico e, anche, perché
coinvolgono ugualmente l’insieme dei metodi di produzione e quelli di
conservazione.
Un’ulteriore
difficoltà è data, anche, dalla rapidità con cui le referenze innovative
vengono sostituite da quelle che sopraggiungono; un fattore che rende difficile
distinguere le referenze nuove, in quanto più recenti, da quelle che, seppur
innovative, hanno trovato già uno stabile posizionamento dentro gli
assortimenti alimentari.
3.5.
Una Enunciazione di
principio
Una classificazione
dai contorni “scientifici” è quella che è stata tracciata nel corso dei lavori
della Convention “IS 99”, tenutasi in Australia, dove gli specialisti del
settore[2] hanno provato a definire le referenze ittiche
innovative utilizzando i seguenti criteri:
a) Riguardo alle materie impiegate
Per prodotto ittico innovativo si intende un prodotto costituito da una
nuova e unica combinazione di materie e/o ingredienti, tecniche e/o processi
innovativi, che offrono un vantaggio di qualità, convenienza, prezzo e/o tecniche
di marketing.
b) Riguardo al processo
Per tecnologie e processi innovativi applicati ai prodotti del mare, si
intendono: metodi, tecniche di manipolazione o tecniche di packaging e
conservazione innovativi utilizzati per processare materia prima, sottoprodotti
o scarti di lavorazione.
c) Riguardo al tempo
Si definisce prodotto innovativo una referenza che è “pronta” ad essere
immessa sul mercato e/o una referenza che è sul mercato da non più di due anni.
Le enunciazioni di cui
sopra, per quanto utili a definire l’ambito di lavoro, non consentono,
tuttavia, di rappresentare concretamente le variabili che tali linee di
prodotto sviluppano nella pratica.
Pertanto, di seguito,
tracciamo un modello di classificazione che, seppur non esaustiva, ci sembra verosimile
per strutturare il comparto in aree omogenee e coerenti, al di là delle mere
“enunciazioni generali”, e nei confronti del quale si indirizzerà
l’esplorazione conoscitiva propedeutica allo studio.
3.6.
Criteri oggettivi di
classificazione
·
Per metodo di
conservazione;
·
Per funzione d’uso;
·
Per tipo di composizione;
·
Per tipo di packaging;
·
Per tipo di presentazione;
·
Per canale commerciale
d’appartenenza;
·
Per connotazione
geografica.
I trattamenti di
conservazione, con cui vengono processate le referenze innovative, non sono
dissimili dai metodi utilizzati per le referenze tradizionali.
Qui di
seguito si riportano, sinteticamente, le tecniche più diffuse nel comparto
ittico.
·
il trattamento termico;
·
l’applicazione del vuoto;
·
l’inscatolamento;
·
l’uso delle radiazioni;
·
la disidratazione.
·
gli additivi;
·
la salatura;
·
l’acidificazione;
IMPIEGO DEL FREDDO
Il freddo ha il potere
di bloccare tutti i processi, compreso lo sviluppo della carica batterica; non
elimina le cause dei processi degenerativi, come invece può avvenire con il
calore, ma ne blocca la crescita ad una condizione che va controllata
costantemente: il prodotto alimentare deve essere mantenuto allo stesso livello
di freddo senza soluzione di continuità dalla produzione al consumo. Deve,
cioè, essere realizzata senza interruzione la CATENA DEL FREDDO.
I trattamenti del
freddo sono:
·
la REFRIGERAZIONE;
·
la CONGELAZIONE;
·
la SURGELAZIONE.
LA REFRIGERAZIONE
È il processo di
raffreddamento dei prodotti alimentari, al di sotto dei 10°.
Ad esempio, si è
notato che un prodotto conservato a 10 gradi centigradi si deteriora in 5
giorni. Lo stesso prodotto, conservato a 5 gradi, si deteriora in 10 giorni. Se
conservato a 0 gradi si deteriora in 20 giorni.
Da ciò si può dedurre
che, anche piccole variazioni termiche, influiscono sulla velocità di
riproduzione di determinati batteri. La maggior parte dei germi patogeni
risulta bloccata ad una temperatura di 5°C.
La refrigerazione,
dunque, tra lo 0 e + 4°C. rallenta i processi degenerativi dei prodotti
alimentari senza produrre fenomeni di congelazione, cioè di solidificazione dei
liquidi cellulari.
IL CONGELAMENTO
È un procedimento che
consente di portare l’interno degli alimenti ad una temperatura tra i -18° e
-20°C: l’acqua contenuta dai prodotti viene trasformata in ghiaccio.
Il congelamento
avviene in un arco relativamente lungo di tempo (dalle 10 alle 70 ore) ed è
utilizzato per la conservazione della carne e del pesce in pezzature di grandi
dimensioni.
Quando il prodotto
viene scongelato perde parte dei liquidi nutritivi, parte della sua consistenza
e parte del suo aspetto originale.
LA SURGELAZIONE
Consiste nel portare
il prodotto alimentare, in un arco massimo di quattro ore, dai + 20°C della
temperatura ambientale, alla temperatura finale di almeno - 18°C. E’ un
processo utilizzato per prodotti di piccole pezzature.
La surgelazione non
modifica l’aspetto dei prodotti alimentari ed impedisce la separazione dei liquidi con la conseguente perdita minima
degli stessi.
È applicabile a tutti
i prodotti alimentari, compresi i piatti già cotti e preconfezionati, purché di
piccole dimensioni o pezzature; è vantaggiosa sotto l’aspetto commerciale, ma
presenta vantaggi anche sotto l’aspetto dietetico, perché non modifica
sostanzialmente i caratteri chimici e organolettici dei prodotti alimentari.
Dal punto di vista
igienico, questo tipo di conservazione, fornisce ampie garanzie, a condizione
che il prodotto di partenza sia fresco e genuino e che venga rigorosamente
rispettata la catena del freddo. Questa non deve subire interruzioni dalla
produzione alla distribuzione finale.
L’impiego del freddo è
stato un elemento propulsivo per la produzione delle linee di prodotto
innovative. Le prime linee di prodotto trattate a regime di freddo nei primi
anni 50, contenevano già questo elemento di modernità.
Il procedimento,
allungando il tempo di conservazione, consentiva di differenziare, per funzione
d’uso, le referenze “trattate”, per lo più congelate in maniera rudimentale.
Tali
referenze sono quelle che hanno contribuito, in concreto, all’assortimento
delle prime “nicchie di mercato” del comparto ittico.
Dai risultati
dell’indagine si rileva che, ancora oggi, questo trattamento è fra i più
utilizzati e diffuso per tutte le linee ittiche innovative, concentrando più
dell’80% delle referenze. L’innovazione tecnologica, in continua evoluzione nei
processi che si basano sull’impiego del freddo, oltre ad essere applicata alle
nuove proposte di gastronomia ittica, consente il riposizionamento di referenze
non più allettanti.
Un esempio per tutti
è, certamente, l’utilizzo del metodo IQF che permette la surgelazione di
“pezzi” singoli, i quali possono essere consumati, quasi immediatamente,
all’occorrenza.
L’utilizzo
a bordo di natanti di efficienti refrigeratori ha permesso, recentemente, la
commercializzazione di referenze con la denominazione di “congelati di bordo”
divenuto oggi uno standard internazionale; una linea innovativa riguardo alla
qualità intrinseca, il packaging, lo shelf life.
IMPIEGO DEL CALORE
I metodi di
conservazione dei prodotti alimentari che sfruttano il calore sono:
·
LA PASTORIZZAZIONE;
·
LA STERILIZZAZIONE;
·
L’ESSICCAMENTO;
·
LA LIOFILIZZAZIONE.
LA PASTORIZZAZIONE
E’ la tecnica che
consente di portare i prodotti alimentari ad una temperatura inferiore ai
100°C, per un tempo breve, sufficiente a distruggere i microrganismi patogeni e
a ridurre il numero di quelli non patogeni, ma in grado di produrre
alterazioni.
Le linee di prodotto
più comuni, soggette alla pastorizzazione nel comparto ittico, sono quelle
processate allo stato liquido.
I brodi, i consommè,
le basi aromatizzate con gli ittici, ecc. durante l’attività di processo,
rappresentano l’ambiente ideale per lo sviluppo della naturale carica batterica
ma anche per i microrganismi indesiderabili e patogeni; per la conservazione di
questi alimenti, la pastorizzazione è particolarmente indicata.
Queste pietanze, per
essere conservate, devono, dunque, essere sottoposte ad un particolare
trattamento termico che, generalmente, si concreta in un procedimento (di breve
conservazione) che porta il prodotto per pochi secondi ad una temperatura di
71,5°C.
Questo procedimento,
che rispetta totalmente le caratteristiche organolettiche del prodotto, viene
indicato con la sigla HTST (Hight Temperature Sliart Time,Trattamento ad alta
temperatura per tempi brevi).
Il trattamento che
consente invece tempi di conservazione più lunghi si realizza sottoponendo, per
pochi secondi, il prodotto a temperature di processo di circa 140° C. Il
prodotto viene poi raffreddato rapidamente e confezionato asetticamente.
Con questo metodo si
distrugge tutta la carica batterica, aumentando i tempi di conservazione (e
portandoli fino ad un anno) ma diminuendo il potere nutrizionale del prodotto.
Tale trattamento viene indicato con la sigla UHT(Ultra High Temperature,
trattamento ad alta temperatura).
Il continuo
affinamento di tale tecnica consente la produzione di linee di prodotto
innovative e sta trovando, in oltre, una larga diffusione sia nel canale
catering che retail. Per la facilità di preparazione, per il risparmio di
tempo, per il costo moderato ad esso associato, inoltre, esso consente la
realizzazione di prodotti pratici e utilizzabili per condire, aromatizzare
altre proposte gastronomiche.
Tali referenze si
presentano come una vera e propria nicchia di prodotto innovativo, inserita
ormai stabilmente negli assortimenti dei catering dedicati alla ristorazione e
nei banchi della distribuzione organizzata.
LA STERILIZZAZIONE
E’ il processo che
consente la distruzione, pressoché totale, di qualunque microrganismo. E’ il
processo tipico utilizzato per le linee di prodotto in conserva che vengono
inscatolati ermeticamente, con contenitori in banda stagnata o di vetro.
Successivamente
alla fase di confezionamento, le referenze vengono immesse in autoclave per un
determinato periodo ad una temperatura al di sopra dei 100°C (in genere
121°C.).
L’ESSICCAMENTO
Si tratta di una tra
le più antiche tecniche di conservazione dei prodotti alimentari. Ancora oggi,
a livello familiare e artigianale, si ricorre all’esposizione prolungata al
sole di molti prodotti. Diversamente, su scala industriale, si utilizzano appositi
essiccatoi e si procede con l’azione di una corrente d’aria calda.
Il metodo artigianale
sta riscontrando un discreto successo, a certe latitudini, in aree
avvantaggiate da particolari condizioni climatiche e caratterizzate da un basso
regime di umidità.
Da queste regioni
(talune aree del nord africane ecc.) stanno pervenendo sui mercati europei
alcune referenze della gastronomia tradizionale (insaccati, filetti, uova od
interiora di differenti specie ittiche) che vengono, in genere, processate
sotto sale ed infine essiccate con metodi artigianali.
Possiamo constatare,
ad oggi, come questi prodotti, denominati “specialità etniche”, abbiano
sviluppato nicchie di mercato ad altissimo valore aggiunto.
LA LIOFILIZZAZIONE
Altra tecnica di essiccamento
è rappresentata dal processo, abbastanza sofisticato, della liofilizzazione, il
quale consente di ottenere prodotti che conservano a lungo le caratteristiche
fisiche, chimiche, biologiche e organolettiche originarie; caratteristiche da
considerarsi, altrimenti, facilmente deperibili.
La sequenza principale
di tale trattamento prevede che i prodotti subiscano un processo di
congelamento seguito, poi, dall’essiccazione sotto vuoto.
La liofilizzazione ha
trovato una delle sue prime applicazione negli alimenti destinati alla prima
infanzia ed ha consentito di sviluppare autonome linee di prodotto innovativo,
anche a base ittica, che costituiscono reparti distinti, ad alte potenzialità
di sviluppo(in particolare il Pet Food, i già citati liofilizzati per
l’infanzia, i prodotti d’emergenza ed altre basi per la ristorazione).
Sono da annoverare,
inoltre, alcuni metodi di conservazione, alternativi a quelli che prevedono
l’impiego del freddo e del calore, i quali sfruttano l’azione antimicrobica
esercitata da numerosi elementi chimici, siano essi naturali o derivati da
processi di sintesi.
Tra gli
altri, additivi di antichissima applicazione sono:
·
il sale;
·
l’aceto;
·
il fumo.
Essi danno origine a:
Salagione o salatura che consiste, fondamentalmente, nella
conservazione del prodotto ponendolo direttamente a contatto con uno strato di
sale solido o in soluzioni saline concentrate (salamoia). Il sale, come noto,
blocca le relazioni indispensabili ai microrganismi per la riproduzione,
rallentando in maniera evidente, quindi, il processo di deterioramento degli
alimenti.
Acidificazione dei prodotti alimentari per mezzo di aceto o acido citrico, applicata a
prodotti preventivamente scottati in acqua e sale.
Affumicatura, mediante il quale gli alimenti, dopo essere stati sottoposti a un leggero
processo di salatura, vengono esposti ai fumi prodotti da particolari sostanze
balsamiche. La conservazione è efficace grazie alla forte azione antibatterica
che alcune componenti volatili del fumo, assieme agli effetti del calore,
svolgono nei confronti di un prodotto organico .
ALTRI
CONSERVANTI CHIMICI
La legge regola, in
maniera rigida e rigorosa, l’uso dei conservanti chimici da aggiungere agli
alimenti per poterli conservare. Il Ministero della Sanità, con decreto del 27
febbraio 1996, n. 209, ha emanato un regolamento concernente la disciplina
degli additivi alimentari consentiti nella preparazione e per la conservazione
delle sostanze alimentari che si presenta come attuazione di cinque direttive
europee.
4.1.
I prodotti ittici
innovativi - Valore aggiunto cercasi -
La situazione
stagnante della filiera ittica, conseguente alla scarsezza delle risorse delle
specie ittiche “tradizionali”, induce il comparto a fare una diversificazione
produttiva ed individuare nuove aree di mercato.
In particolare,
nell’ultimo decennio questo obiettivo è stato perseguito operando innovazione
di processo (Surgelazione, Iqf, ecc.) e di prodotto (Surimi, Panati, ecc.).
Una strategia che ha permesso,
negli anni ottanta, di presidiare nuovi mercati (l’infanzia) e i bisogni di una
domanda emergente (conseguente ai mutamenti demografici e sociali) che si
accostava all’ittico con maggiore frequenza e con esigenze peculiari (i
“single”).
Tale dinamica, ha
indotto i produttori a considerare nuove opportunità di mercato, sviluppando
nuove nicchie dove collocare referenze (surimi, panati ecc) processate con
l’impiego di materia prima meno pregiata. Linee di prodotto con una forte
connotazione di servizio e di valore aggiunto che aiutano ad alleggerire lo
sforzo sulle risorse primarie.
L’intervento, ancora
in corso, è volto ad una continua segmentazione dei mercati esistenti, al fine
di adeguare le produzioni in maniera specialistica alla domanda ed anticiparne
molto spesso i bisogni.
Per questi canali
vengono pensati prodotti “innovativi” che, come abbiamo visto nella premessa di
questo studio, non appartengono ad alcuna categoria catalogabile secondo
parametri di tipo merceologico; generati in progressione, dall’osservazione
analitica della domanda, si contraddistinguono e si riconoscono, soprattutto
per gli elevati contenuti di innovazione e di valore aggiunto.
Molto spesso basta
variare un solo attributo - operare un’innovazione di packaging (i freschi
preimballati, o i porzionati) - per creare valore aggiunto ad un prodotto
povero, e/o per creare prodotti innovativi da referenze “tradizionali”, per
estendere la segmentazione dei mercati, per ampliare il mercato nel suo
insieme. Un modo, che consente in primo luogo di diversificare anche la base
d’approvvigionamento, impiegando e promovendo, nei canali di vendita, nuove
specie ittiche (la Tilapia).
I nuovi metodi di
conservazione e l’innovazione tecnologica stanno supportando adeguatamente
questa innovazione. Sistemi di conservazione a regime di freddo sempre più
sofisticati (la surgelazione spinta), ad esempio, sono alla base di questa
innovazione, al punto che oggi la quasi totalità delle “nuove proposte ittiche”
viene commercializzata “surgelata”.
Un processo che
etichetta un intero comparto (quello dei surgelati), ma che in fase di analisi
del settore per le nuove caratteristiche che assume nei riguardi delle
referenze innovative, lo si deve considerare come “il contenitore fisico del
comparto” e dell’area della nostra ricerca, ancor più che una linea
merceologica. In questo caso il contenuto e le nicchie che si muovono al suo
interno, rappresentano di fatto il valore – volume prevalente.
L’indagine ha
affrontato lo studio delle nicchie innovative tenendo nel giusto conto tali
considerazioni, dando il giusto peso alle singole componenti del comparto,
muovendosi dal contenitore principale dei prodotti innovativi (l’area dei
surgelati) ai segmenti contigui del condizionamento: il regime refrigerato. Ma anche
spaziando trasversalmente su altri sistemi di condizionamento (conservati)
quando questi emergono dallo studio come portatori di innovazione e di valore
aggiunto in maniera evidente e quindi generatori di nuove nicchie di consumo.
In fase di rappresentazione
dei risultati, abbiamo preferito un approccio progressivo supportato da tavole
e grafici esplicativi, rielaborando, alla bisogna, le fonti istituzionali e
commerciali disponibili. La base dati è stata integrata da una indagine operata
alle porte di Supermercati e Ipermercati (rappresentata analiticamente negli
allegati).
Inoltre, ci siamo
serviti anche del parere dei protagonisti del comparto (commerciali, produttori
ecc.), intervistati dalla scrivente in occasioni di eventi istituzionali del
settore come fiere, convegni) o direttamente tramite questionari finalizzati a
definire il trend del mercato.
Tali testimonianze, a
volte contraddittorie, nell’insieme contribuiscono a rendere la lettura e
l’interpretazione dei dati più incisiva per gli studiosi del settore, ma anche
trasparente agli addetti ai lavori (operatori della filiera) cui,
prioritariamente l’indagine è mirata, con l’obiettivo di supportarne le
decisioni aziendali.
5.
L’industria del
Pesce in Francia
La Francia è il
secondo più grande produttore di prodotti agricoli e della pesca del mondo dopo
gli Stati Uniti. Nel 1998 (fonte Ofimer) sono stai pescati circa 600.000 di
prodotti ittici che rappresentano una cifra d’affari all’ingrosso pari a circa
6 MlD FF (franchi francesi) di cui circa 400.000 tonnellate di fresco (5 MlD di
FF) e 200.000 di congelato (1 MlD di FF). A tali valori bisogna aggiungere la
produzione dei molluschi 220 000 tonnellate e 63.000 di acqua –
maricoltura per una produzione complessiva superiore a 800 mila tonnellate con
un valore di circa 11 MlD di franchi francesi. I consumi pro capite sono di
circa 23 kg per anno un poco al di sotto della media europea (26,4 kg).
Tab. 1Distinzione del pescato per specie
|
Prodotti |
Volumi (MT) 1998 |
|
Pesci |
277,271 |
|
Crostacei |
17,648 |
|
Molluschi |
46,710 |
|
Cefalopodi |
21,297 |
|
Altro |
15,382 |
|
TOTALE Pescato |
378,307 |
|
Congelato |
105,632 |
|
Altro congelato |
52,775 |
|
Pesce per industria |
13,484 |
|
TOTALE Congelato da
pesca |
171,891 |
|
TOTALE Fresco +
congelato |
550,198 |
|
Molluschi d’allevamento |
201,650 |
|
Pesci acquicoltura |
63,916 |
|
TOTALE Acquicoltura |
265,566 |
|
TOTALE Produzione |
817,764 |
|
Francia Seafood Report 1999 |
|
Fra tutte le nazioni europee,
la Francia rappresenta il secondo più grande mercato di prodotti ittici, dopo
la Spagna. Inoltre, la Francia risulta essere la prima nazione in termini di
trasformazione dei prodotti della pesca. Per mantenere questo status deve
importare una grande quantità e varietà di materia prima, creando un notevole
gap nella bilancia commerciale per i prodotti ittici. Le tavole che seguono
mostrano gli indicatori strategici relativi al comparto.
Un’ultima nota per
presentare sinteticamente la filiera riguarda l’importazione di prodotti del
mare.
Tab. 2 Bilancio import / export
|
1998 |
Volume (MT) |
Volume (MT) |
Volume |
|
Importazioni |
642,882 |
663,577 |
+3 |
|
Esportazioni |
269,882 |
270,812 |
0 |
|
Netto
Importazioni |
373,000 |
392,765 |
+5 |
|
Francia Seafood Report 1999 |
|||
Dalla tavola di cui
sopra, che mostra il bilancio import/ export al 1998, si rileva come la Francia
dipende in maniera rilevante dalle importazioni. Gli esperti di marketing osservano
che il calo dei consumi, come vedremo nella continuazione dello studio, non
dipende dalla propensione del mercato ma, piuttosto, dall’offerta che sempre
con più difficoltà riesce ad approvvigionare le risorse necessarie.
Nel 1999 l’insieme del
comparto dei prodotti del mare accusa un calo del 3% dei consumi e un
incremento dei prezzi del 3% rispetto al 1998.
Pesci freschi
L’incidenza dei pesci
freschi lavorati (filetti, tranci ecc) rappresenta i due terzi dell’insieme dei
consumi a valore di pesce fresco come nel 1998
L’importanza della GDO
sul commercio al dettaglio degli ittici freschi continua a crescere e
rappresenta nel 1999 il 68%a volume ed il 64% a valore Le vendite del pesce
preimballati fresco sono simili all’anno precedente, rappresentando il 9% del
volume e il 10% del valore.
Crostacei
freschi
Gli acquisti di
crostacei, sono stabili in volume ma crescono del 4% in valore Dopo la pausa
del 1998 dovuta a problemi di approvvigionamento dagli allevamenti Asiatici, i consumi
di gamberi sono cresciuti in buona progressione in volume e valore, (+14% e
+12%) rispettivamente. Al contrario, gli scampi hanno accusato un notevole
ribasso in volume (conseguenza delle risorse pescate) del 17%. Gli altri
crostacei, hanno registrato un decremento in volume del 12% medio ed a valore
del 7%.
Molluschi e
cefalopodi freschi
Gli acquisti di
molluschi hanno accusato una diminuzione del 4% in volume ed un incremento del
2% nei prezzi medi. I cefalopodi, nel loro insieme, sono cresciuti del 6% in
volume e del 2% in valore.
Prodotti
trasformati
Il consumo domestico
degli ittici trasformati, è stato nel 1999 complessivamente attorno a 285.000
tonnellate, per un valore di circa quindici MlD FF con un aumento complessivo
del 4% in volume e 2% sul prezzo medio. Questa linea si suddivide in tre grandi
comparti, che sono: i prodotti di gastronomia, i conservati ed i surgelati,
quest’ultimi rappresentano il segmento più importante.
Prodotti ittici
affumicati, salti, secchi (saurisserie) e prodotti di gastronomia
La GDO, ha realizzato
più del 90% delle vendite di questi prodotti, che registra una performance
positiva sia in volume che in valore rispettivamente 7% e 6%.
Il comparto
gastronomia, resta il più dinamico con un incremento del 11% in volume; in
particolare col surimi, il salmone affumicato ed altri snacks. La GDO, vende il
57% di questi prodotti nel reparto assistito e il 43% a libero servizio.
Prodotti
surgelati
In crescita come nel
1998 riguardo i prezzi, ed in leggera stagnazione riguardo i volumi (-1%).
L’incremento dei prezzi, come già rilevato, dipende dalla rarità delle risorse
delle specie pregiate. Questa tensione sulle risorse sta producendo una
trasformazione progressiva nel mercato dei surgelati francesi, con la regolare
diminuzione dei prodotti panati e con l’incremento delle nicchie dei
precucinati, Soprattutto gigliati (al naturale e con salse) e le bistecche di
mare. La tendenza al rialzo si avverte su scampi e aragoste (homard). Al
contrario i prezzi dei gamberi rimangono stabili a causa dell’offerta
internazionale nel 1999 più consistente. I piatti cucinati surgelati
rappresentano una piccola parte di questo segmento, ma il loro prezzo è in
forte rialzo (+10%) con una netta evoluzione qualitativa dei prodotti.
Conserve
Insalate di tonno
(26%) e filetti di sardine (25%) costituiscono l’input per la crescita in
valore (10%) del mercato delle risorse.
Consumo di
prodotti ittici in ristorazione
Per completare la
lettura, negli impieghi totale degli ittici in Francia riportiamo qui di
seguito l’andamento del consumo effettuato fuori casa (ristorazione,
caffetterie ecc.) Nel 1998 i valori di tali e produzione sono stati di circa
200 000 tonnellate (fonte Gira) per un valore di 7,3 MlD FF. Al
primo posto, stanno gli ittici freschi (33%) e quindi il surgelato (25%), i
molluschi (18%). Le principali specie consumate sono: i pesci bianchi
(cabillaud, merlu, églefin, julienne, lieu, sébaste) che rappresentano il 31 %
ed il salmone per il (23%) in valore.
Grossisti e
dettaglio tradizionale
La Francia è la patria
del dettaglio moderno. Nell’ultimo decennio l’ingrosso ed il dettaglio
tradizionale, con circa 27,000 operatori, si sono pressoché dimezzati compressi
dalla forza della GDO. Per sopravvivere, hanno operato una profonda
trasformazione, proponendosi come fornitori di servizi per le catene della
distribuzione moderna.
RUNGIS
Allocata su una
superficie di circa 13 Kmq (500.000 coperti) a sud di Parigi , e sulle grandi direttrici
autostradali europee Rungis, è certamente la più grande piattaforma
all’ingrosso di vendita del mondo. Ospita 758 grossisti, 540 produttori –
venditori, 470 compagnie di servizi (fonte Rungis service) compreso
importatori, compratori agenti di commercio e distributori. Da questo mercato
si commercializzano circa 2.2 milioni di tonnellate di merci. La piattaforma,
rimane ancora molto appetibile ed interessante per il trading ittico poiché
veicola circa 120.000 tonnellate di prodotto fresco, congelato e trasformato.
Per tale motivo è frequentato stabilmente anche dai compratori della
distribuzione moderna che, si affidano a Rungis come un polmone sussidiario
alle proprie esigenze d’acquisto.
Negozi
tradizionali
La progressione della
GDO in Francia minaccia, come nel resto d’Europa, la distribuzione
tradizionale. Per i piccoli negozi di prossimità, specializzati negli
alimentari, occorrono nuove strategie per riacquistare la clientela perduta. In
ogni modo, questi negozi ancora supportano il 40% della distribuzione
alimentare al dettaglio. Il futuro di questa categoria dipende dalla capacità
di specializzarsi e di fidelizzare il cliente, con un servizio personalizzato;
o come avvenuto negli ultimi anni, concentrandosi presso le centrali d’acquisto
per ottimizzare l’assortimento ed il turn over delle merci
Restaurants, Hotels and Food Institutions
Ammonta a 6 MlD il
consumo annuale dei pasti fuori casa. Ristoranti, caffè, bistrot, mense
universitarie ecc. sviluppano un fatturato totale di circa 143 MlD di FF. Il
13% di tutti i pasti consumati nel paese.
Dettaglio
Organizzato
Sussistono sei
categorie di canali al dettaglio in Francia, per i prodotti alimentari. La
distribuzione organizzata ne accorpa cinque: Hard - discount, Ipermercati,
Supermercati, Centri Commerciali, Magazzini, e Magazzini integrati. Questo
canale controlla circa il 56% di tutta la distribuzione alimentare del paese.
La sesta categoria è rappresentata dal dettaglio tradizionale (negozi di
prossimità e negozi specializzati). La GDO riesce a sviluppare rotazioni
elevate anche nei segmenti specialistici; In particolar modo negli Iper, dove
gli spazi disponibili consentono esposizioni complete di tutto l’assortimento
della gastronomia alimentare. Anche nella maggior parte dei supermercati
(800/1000 mq) sono allocati eccellenti reparti alimentari specialistici seppur
in scala ridotta.
5.4.
La distribuzione
organizzata al dettaglio
La distribuzione
organizzata è in Francia, fra le più dinamiche ed imponenti della Comunità
Europea. Circa 546.000 salariati sono occupati nel settore, per un fatturato
complessivo di 917 MlD FF (Supermercati ed Iper). Nel mercato del commercio al
dettaglio e artigianale che ammonta a 2.184 MlD FF, la GDO si caratterizza per
l’elevata concentrazione delle insegne e per la internazionalizzazione. I
leader si sono mossi con continue acquisizioni in patria e all’estero, una
strategia indispensabile per affrontare la globalizzazione dei mercati.
Un’attività che comincia agli inizi degli anni novanta con l’acquisto d’Euromarchè
da parte di Carrefour, proseguita fino ai nostri giorni in maniera sempre più
serrata. Gli esempi sono ancora “brucianti”. L’Opa di Auchan su Dock de France,
Rally su Casinò e la fusione, ancora in discussione, fra Promodes e Carrefour.
Le dinamiche, ancora in corso, riguardano acquisizione di Casino/Auchan e gli
accordi fra Intermarché - Leclerc di lungo termine. Un altro capitolo è quello
relativo alle fusioni ed alle acquisizioni internazionali. Su questo terreno, i
gruppi integrati hanno mostrato tutta la loro potenza ancora meglio che gli
indipendenti, (Intermarché e Leclerc) che fanno fatica ad esportare la loro
filosofia. In sostanza, Carrefour si è impiantato in 24 paesi (che producono il
38% della cifra d’affari del gruppo), Auchan in 11 paesi (29,5% CA), mentre
Intermarché è risuscito “solo” a posizionarsi in 5 paesi europei, però
realizzando il 29% del suo CA; Leclerc in 3 paesi (2,5% di CA).
Difficile immaginare
il futuro degli “autonomi” gruppi senza alleanze strategiche. I “Rumors”
informano che quantomeno Leclerc sta lavorando per associarsi con altri
indipendenti europei. Nel mezzo di tale battaglia epocale, i gruppi regionali
sono quasi scomparsi o tentano a loro volta di raggrupparsi; Guyenne con
Gascogne, Coop Atlantique et Hyparlo con Carrefour, Schiever con Auchan ne sono
un esempio palese.
Tab. 3Numero Punti vendita della GDO 1999
|
HardDiscount |
1,343 |
|
Ipermercati |
1,221 |
|
Supermercati |
7,436 |
|
Magazzini |
609 |
|
Fonte
Secodip |
|
Centrale
Acquisti: CENTRALE D'ACHAT
Struttura che gestisce
gli acquisti degli affiliati dettaglianti o grossisti;
Commercio al
Dettaglio: COMMERCE DE DETAIL
Attività economica di
vendita diretta di prodotti e servizi, al cliente finale, in piccole quantità
senza operare alcuna trasformazione sugli stessi.
Commercio
all’ingrosso: COMMERCE DE GROS
Attività economica di
acquisto e di rivendita ai dettaglianti o depositari di merci in quantità
rilevante eccetto che al compratore finale
Consumo
Domestico: CONSOMMATION DES MENAGES
Parte delle entrate
economiche familiari dedicata alla spesa di beni e di servizi per la
soddisfazione dei suoi bisogni
Affiliazione:
FRANCHISE
Sistema di commercializzazione
di prodotti, di servizi o tecnologie, basato sulla collaborazione serrata e
continua tra l’imprenditore indipendente (l’affiliante) e gli affiliati.
L’affiliante permette ai soci il diritto di gestire un’impresa in conformità
con le sue linee direttive contrattuali.
Gestione per
Categorie: GESTION PAR CATEGORIE
Tecnica di gestione
dei comparti, dove il prodotto è considerato all’interno del suo universo di
consumo.
Grande
Magazzino: GRAND MAGASIN
Magazzino di vendita
dove l’offerta despecializzata è molto completa; ciascun comparto può essere
considerato come un sottonegozio specializzato. I primi Grandi Magazzini
gestivano solo il Non Food. Oggi la tendenza è di integrare il non food con i
generi alimentari.
Ipermercato:
HYPERMARCHE
Magazzino di vendita
al dettaglio con superficie commerciale superiore a 2500 mq. L’offerta
alimentare varia da 3.000 a 5.000 referenze ed il non alimentare fra 20.000 e
35.000 referenze. La sua ubicazione generalmente è periferica, in aria
suburbana, fornito di numerosi servizi extra commerciali destinata alla
clientela.
Magazzino
Popolare: MAGASIN POPULAIRE
Magazzino di vendita
al dettaglio in zona urbana, con un assortimento che oscilla tra 7000/ 10000
referenze, quasi tutto tessile con poca presenza alimentare.
Discount:
MAXIDISCOMPTE
Magazzino di vendita
al dettaglio con assortimento limitato a 1000 referenze che pratica prezzi
bassi, utilizzando una propria marca o senza marca.
Merchandising:
MERCHANDISAGE
Insieme di tecniche
per la valorizzazione dei comparti delle strutture di vendita.
Superette:
SUPERETTE
Piccola superficie di
vendita prevalentemente alimentare con una superficie da 100 a 300 mq
Supermercato:
SUPERMARCHE’
Magazzino di vendita
al dettaglio, prevalentemente alimentare, con una superficie minima di 500 mq
ed un assortimento fra 2500/3000 referenze.
Trade Marketing: TRADE MARKETING
Sviluppo di attività
in partenariato fra il produttore e il distributore per anticipare e sviluppare
le esigenze dei consumatori.
5.6.
La GDO Francese “I
VALORI”
Tab. 4
|
Fatturato
in FF dei principali gruppi Della Gdo francese per Metro quadro |
Fatturati dei
maggiori gruppi della GDO Francese |
|
Insegne |
CA x Mq |
Aziende |
Nr. PDV
1998 |
|
Auchan |
90.600 |
Carrefour |
178,8 |
|
Carrefour |
87.280 |
Intermarchè TTC |
207,3 |
|
Continental |
77.930 |
Auchan |
148 |
|
Hyper U |
73.720 |
Leclerc TTC |
145 |
|
Leclerc |
69.000 |
Promodès |
128,7 |
|
Cora |
64.900 |
Casino |
92,8 |
|
Gèant |
57.800 |
Système U TTC |
54,8 |
|
Intermarchè |
51.250 |
Cora |
43 |
|
Stoc |
50.490 |
Monoprix |
20,6 |
|
Champion |
49.920 |
Lidl |
9,7 |
|
Super U |
48.930 |
Aldi |
7,7 |
|
Atac |
45.900 |
Guyenne &
Gascogne |
7 |
|
Monoprix/Prisunic |
44.590 |
Coop Atlantique |
6,1 |
|
Match |
42.000 |
Schiever |
5 |
|
Ecomarchè |
41.000 |
Hyparlo |
4,3 |
|
Casino |
40.960 |
Coop Normandie |
4 |
|
Marchè U |
35.890 |
Provencia |
3,9 |
|
Shopi |
33.670 |
Coop Alsace |
3,6 |
|
Marchè Plus |
30.400 |
Vindemia |
3,3 |
|
Comod |
29.160 |
Primistères |
2,9 |
|
Petit Casino |
26.000 |
Diapar |
1,7 |
|
8 à Huit |
21.210 |
Hamon |
1,4 |
|
|
|
Norma |
1,3 |
|
|
|
Rewe France |
1,2 |
|
Fonte: Secodip |
5.7.
La GDO Francese
“INTERNAZIONALIZZAZIONE”
|
|
AUCHAN |
CARREFOUR |
COMPTOIRS MODERNES |
CASINO |
CORA |
GUYENNE |
SYSTEME U |
||
|
||||||||||
|
||||||||||
|
Belgique |
|
60 HM |
|
|
7 HM |
|
|
||
|
492 SM |
52 SM |
||||||||
|
|
156 MD |
||||||||
|
Espagne |
36 HM |
117 HM |
28 SUP MAXOR |
|
|
58 HM* |
|
||
|
88 SM |
180 SM |
46 SUP ET HYP SUPECO |
|||||||
|
|
2157 MD |
|
|||||||
|
|
532 PRO |
|
|||||||
|
|
30 CC |
|
|||||||
|
France |
116 HM |
227 HM |
16 HM* |
112 HM |
59 HM |
6 HM |
35 HM |
||
|
233 SUP |
1078 SM |
488 STOC 197 COMOD |
1209 SM |
146 SUP |
12 HM* |
561 SM |
|||
|
|
411 SPE |
102 MARCHE PLUS |
3228 PRO |
34 SPE |
16 SM |
184 PRO |
|||
|
|
418 MD |
|
220 CAF |
|
76 PRO |
|
|||
|
|
1672 PRO |
|
|
|
|
|
|||
|
|
1673 CC |
|
|
|
|
|
|||
|
Grèce |
|
10 HM |
|
|
|
|
|
||
|
133 SM |
|||||||||
|
30 PRO |
|||||||||
|
102 MD |
|||||||||
|
Hongrie |
1 HM |
|
|
|
2 HM |
|
|
||
|
24 MD |
|||||||||
|
Italie |
33** HM |
36 HM |
|
|
|
|
|
||
|
201 SUP |
262 SM |
||||||||
|
|
532 PRO |
||||||||
|
|
9 CC |
||||||||
|
|
47 SPE |
||||||||
|
|
+46 MAG |
||||||||
|
Luxembourg |
1 HM |
|
|
|
14 SM |
|
|
||
|
11 MD |
|||||||||
|
Pologne |
4 HM |
7 HM |
6 SM |
11 HM |
|
|
|
||
|
14 SM |
6 SM |
4 SM |
|||||||
|
Portugal |
13 HM |
17 HM |
|
|
|
|
|
||
|
64 SM |
|||||||||
|
285 MD |
|||||||||
|
République tchèque |
|
3 HM |
|
|
|
|
|
||
|
Slovaquie |
|
A venir |
|
|
|
|
|
||
|
Suisse |
|
A venir |
|
1 SM |
|
|
|
|||
|
Turquie |
|
5 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
9 MD |
||||||||||
|
Argentine |
1 HM |
22 HM |
|
8 HM |
|
|
|
|||
|
106 MD |
18 SM |
|||||||||
|
Brésil |
|
69 HM |
23 STOC SUPERMARCADO |
45 HM |
|
|
|
|||
|
83 SM |
225 SM |
|||||||||
|
|
74 PRO |
|||||||||
|
Chili |
|
2 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
|
AUCHAN |
CARREFOUR |
COMPTOIRS MODERNES |
CASINO |
CORA |
GUYENNE |
SYSTEME U |
|||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
Colombie |
|
2 HM |
|
Partenariat |
|
|
|
|||
|
**** |
||||||||||
|
Etats-Unis |
2 HM |
|
|
220 LSG |
|
|
|
|||
|
Mexique |
2 HM |
14 HM |
|
6 LSG |
|
|
|
|||
|
Uruguay |
|
A venir |
|
1 HYP |
|
|
|
|||
|
19 SM |
||||||||||
|
Vénézuela |
|
|
|
Partenariat |
|
|
|
|||
|
**** |
||||||||||
|
Chine |
1 HM |
22 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
Corée |
|
13 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
Indonésie |
|
5 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
Japon |
|
1 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
Malaisie |
|
6 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
Singapour |
|
1 HM |
|
|
|
|
|
|||
|
Taïwan |
|
23 HM |
|
2 HM |
|
|
|
|||
|
Thaïlande |
1 HM |
9 HM |
|
20 HM |
|
|
|
|||
|
Viet-Nam |
|
|
|
|
1HM |
|
|
|||
|
Dubaï EAU |
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
Ile Maurice |
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
Madagascar |
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
Maroc |
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
Fonte : Secodip |
||||||||||
HM=hypermarché,
SM=supermarché, MD=maxi discompte, MP=magasin populaire, PRO=commerce de
proximité, CC=Cash and Carry, LSG=libre service de gros, CAF=cafétéria,
SPE=magasin spécialisé
5.8.
Alcuni comportamenti
alimentari
- Brevi note sul
comportamento alimentare dei francesi -
L’importanza
dell’età
Contrariamente
all’opinione comune, i giovani sono i più esigenti in fatto di alimentazione.
Il 25% degli intervistati da Secondip nel 1999 esige piatti “buoni e saporiti”.
Puntano sull’etnico
elaborato i giovani in età compresa tra i 18 e i 29 anni. Piatti pronti
consumati in casa o fuori, sempre al naturale per il 35%. Gli esterofili invece
adorano la cucina mediterranea (italiana) e la cucina saporita sudamericana e
giapponese (sushi).
Il campione da 30 a 39
anni consuma con frequenza i piatti surgelati a base di pesce, ed anche precucinati
elaborati (Primi pasti, secondi, terrine e frutti di mare) specialmente se
presentati in forma seducente.
Il target compreso tra
40 e 49 anni non rinunciano al gusto della cucina tradizionale
gourmands/gourmets scegliendo “foie gras” e il “magret de canard”.
Sempre dopo i 50 anni,
secondo l’indagine, si ritorna alla cucina semplice, fondata su specie naturali
dove il pesce rimane ancora l’alimento privilegiato in tutte le forme anche
dall’esercito di “singoli” che lo preferisce già pronto per il consumo.
(Fonte 2000-Consommation
des ménages a domicile - Premier semestre 2000*)
La ricerca del
piacere
Il principale
insegnamento che viene dal “Panorama Mondiale dell’innovazione alimentare”
(fonte XTC Scan) è il valore del “piacere nelle decisioni d’acquisto”.
La ricerca del piacere si afferma come l’attesa prioritaria dei consumatori;
una costante che potrebbe condurre ad una rapida evoluzione delle strategie di
mercato.
Tale bisogno è
presente in tutte le categorie di consumatori qualsiasi sia l’origine
geografica demografica e/o sociale. I valori classici: salute, forma,
praticità, rimangono punti di forza nello spirito del consumatore, adattabili
alle circostanze dell’acquisto. Secondo Xavier Therlet ciò che emerge è che la
nuova domanda punta su prodotti adeguati alla singola situazione. Il piacere
passa per la sofisticazione, e la salute, intesa come forma fisica, scivola in
secondo piano.
Al contrario permane
il rapporto Salute–Naturalezza confermata dall’incremento costante del consumo
dei prodotti cosiddetti biologici. I consumatori del nuovo millennio esigono
varietà e differenziazione nel quotidiano.La varietà è una domanda che emerge
soprattutto nel consumatore francese (31%), rispetto al resto del mondo che
invece si attesta in una media del 25%. Una tendenza già percepita dai
produttori che la presidiano dilatando la proposta commerciale
all’inverosimile, riscoprendo ricette tradizionali e/o utilizzando le tecniche
di processo più innovative. Rigidi sistemi di controllo di qualità contribuiscono
alla selezione delle materie prime, così da abbinare gusto e garanzie.
Nessun’angoscia potrà assicurare così la suggestione data dal buon mangiare. Il
moltiplicarsi delle occasioni di consumo, la destrutturazione dei pasti
principali, la crescita esponenziale dell’uso delle monoporzioni sono
all’origine delle rivendicazioni del consumatore sul fronte della richiesta di
praticità. Il condizionamento è così spinto che si studiano confezioni -
contenitori che favoriscono il consumo nello stesso imballo.
Tab. 5 Profilo dei consumatori dei prodotti surgelati indici di consumo – 1999
|
|
1999 index |
|
|
|
|
Totale |
100 |
|
|
|
|
Età |
|
|
|
|
|
Sotto 35 anni |
102 |
|
35 a 49 anni |
127 |
|
5 a 64 anni |
100 |
|
65 and over |
64 |
|
|
|
|
Classe sociale |
|
|
|
|
|
Ricca superiore |
132 |
|
Agiata |
110 |
|
Medio Bassa |
88 |
|
Povera |
79 |
|
|
|
|
Dimensione Familiare |
|
|
|
|
|
Solo Donne |
53 |
|
2 Persone |
100 |
|
3 Persone |
105 |
|
4 Persone e più |
128 |
|
|
|
|
Stato familiare |
|
|
|
|
|
Donne + Figli |
103 |
|
Donne senza figli |
121 |
|
Fonte: Secodip |
|
6.
Prodotti innovativi
– Definizioni -
Si tratta di una categoria di prodotti che, a seconda dei punti di vista, Produzione,
Distribuzione, Consumatori, può assumere differenti definizioni e
denominazioni.
Gli uomini di
marketing in maniera sempre più frequente fanno ricorso alla terminologia
inglese “Add Value”, “Convenience Food”, “Ready Meals”, utilizzando a volte la
stessa definizione per categoria di prodotti diversi o viceversa.
Per il consumatore,
invece, l’innovazione può consistere in più valori. Convenienza nel prezzo,
facilità nella preparazione, nel consumo (porzionati), disponibilità di
categorie di prodotto e di ricette sofisticate tutto l’anno, ecc. I
distributori distinguono i prodotti secondo il reparto di appartenenza ed in
verità, dalle risultanze dell’indagine, anch’essi vivono un momento di
confusione. La materia si complica, quando si aggiungono a tali categorie,
altre nicchie: Etnico, Salutare, Esotico, ecc.
Nicchie di consumo,
ancor più che di prodotto che saltano da un reparto all’altro, difficili da
catalogare, da pesare, da imbrigliare in una logica che consenta una
segmentazione sistemica. Per l’ittico probabilmente è ancora più complicato. Il
consumatore, spesso, non distingue il surgelato dal congelato, ancor più
difficile, è distinguere il congelato o surgelato a terra, dal congelato a
bordo delle navi da pesca. Questa confusione, spesso, è presente negli
assortimenti della GDO, ed a volte si rileva anche fra gli addetti ai lavori,
in fase di analisi e di statistica della filiera ittica. L’introduzione di
nuove categorie di prodotto innovativo, il fresco preimballato, contribuisce ad
aumentare le difficoltà. Infine, non c’è un linguaggio uniforme fra i
repartisti che curano gli assortimenti della GDO e la produzione medesima. I
filetti di pesce fresco, che usualmente la GDO contabilizza nel reparto “Ittici
freschi”, per la produzione rappresentano un “trasformato” a tutti gli effetti.
Allo stesso modo si potrebbe continuare con molteplici altri prodotti. Tutto
questo, lo ribadiamo, in fase di segmentazione ed analisi provoca rilevanti
difficoltà e spesso errori nell’aggregazione dei dati e quindi nella
valutazione dei comparti.
Per quanto ci
riguarda, ai fini del nostro studio “esplorativo” del settore, abbiamo operato
l’individuazione delle nicchie con il conforto ed il parere della produzione,
della distribuzione di settore e degli esperti che hanno contribuito alla
ricerca. Abbiamo evitato di utilizzare delle categorie rigide nel definire i
comparti, piuttosto abbiamo “esplorato” i vari comparti per l’individuazione
delle referenze verosimilmente nuove. Questo metodo certamente, non è adeguato
per valutare, dal punto di vista quantitativo, “tutte le referenze presenti nel
mercato”, però si è rappresentato utile ed adeguato per rappresentare, dal
punto di vista qualitativo, l’area di nostro interesse, al fine di valutarne il
trend delle referenze, capaci di generare una nicchia emergente e le
opportunità di mercato conseguenti.
Gli ambiti dove è stata operata la ricerca, sono i seguenti:
·
Piatti ittici
pronti[3] al consumo, condizionati surgelati;
·
Piatti ittici pronti
al consumo, condizionati refrigerati;
·
Referenze ittiche
appartenenti al comparto innovativo dei “coperti” Panati ecc.;
·
Referenze ittiche
di gastronomia, e/o condimenti conservati a temperatura ambiente con
caratteristiche organolettiche e di presentazione e di funzione d’uso
innovative.
Si è tentato di estendere l’ambito ai nuovi settori del food innovativo
Etnico, Salutare, Esotico, Mex/Tex, Tarama, ecc. Là dove, in queste nicchie sono
state riscontrate interessanti prospettive di mercato per gli ittici. Infine,
per agevolare la lettura dei dati, abbiamo operato la seguente distinzione.
Il termine “fresco”
definirà gli ittici refrigerati al naturale, quelli cioè che non subiscono alcuna
manipolazione tranne che l’aggiunta di ghiaccio per la conservazione.
Il termine “Chilled”
sarà usato per identificare quelle referenze a base ittica refrigerate
sottoposte a qualche manipolazione che ne altera la condizione originaria e
comunque con uno shelf life non superiore a 10/15 giorni.
7.
I prodotti surgelati
situazionale
Nel 1999 il mercato
degli ittici surgelati ha fatto registrare un incremento nel livello dei prezzi
di vendita di circa il 6%, causato dalla scarsità della materia prima. I
consumi domestici si sono attestati a circa 119.000 MT (in leggero calo
rispetto al 98), per una cifra d’affari (CA) superiore a cinque miliardi di
franchi francesi (FF).
Tab. 6 Consumi domestici referenze surgelate
|
Linee di prodotto |
|
1999 |
|
|
Evoluzione 1999 |
|
|
|
MT |
MlD FF |
FF/Kg |
Volume |
Valore |
Prezzo |
|
Totale surgelati |
119.951 |
5.714 |
47,64 |
-1% |
5% |
6% |
|
Pesci interi |
2.822 |
87 |
30,81 |
-4% |
-1% |
3% |
|
Filetti Tranci |
35.220 |
1.676 |
47,58 |
2% |
8% |
6% |
|
Pesci Panati |
23.454 |
810 |
34,55 |
-4% |
3% |
7% |
|
Gamberi e scampi |
8.774 |
542 |
61,72 |
1% |
2% |
1% |
|
Altri crostacei |
1.986 |
182 |
91,65 |
0% |
8% |
8% |
|
Molluschi |
7.092 |
613 |
86,48 |
0% |
10% |
10% |
|
Cefalopodi |
9.658 |
67 |
32,98 |
-1% |
-4% |
-3% |
|
Piatti cucinati ittici |
30.945 |
1.390 |
4,91 |
-4% |
2% |
6% |
|
Fonte: Secodip |
||||||
Le specie più sotto
tensione sono quelle di alta gamma; le difficoltà di approvvigionamento, la
rarefazione delle risorse, ha fatto si che a fronte di un calo nelle vendite di
circa l’1% si è assistito ad un incremento nei prezzi del 6%. Un fenomeno
classico in economia quando l’offerta si fa più scarsa rispetto alla domanda.
Tuttavia anche se le perdite di mercato sono marginali non si rischia qualcosa?
La domanda l’abbiamo girata direttamente ai produttori ed ai responsabili
commerciali. Con le osservazioni che riportiamo sinteticamente nel paragrafo
che segue.
7.1.
Il parere della
produzione e della distribuzione
L’aumento dei prezzi
ha determinato un cambiamento nelle abitudini d’acquisto presso la
distribuzione organizzata (GDO), manifestato con la scelta di confezioni più
convenienti, una problematica avvertita immediatamente dai produttori e dai
distributori che sia in fase di processo che di commercializzazione hanno
provveduto ad abbattere i costi parassiti: promozionali, packaging, logistica
ecc.
Tuttavia, il mercato
del pesce surgelato, (un pò meno il panato) e più particolarmente quello dei
piatti pronti ed i crostacei continua a sedurre il consumatore francese
P. Bizet di Frial,
azienda trasformatrice, non senza una nota di preoccupazione, ritiene necessario
trovare altre fonti di approvvigionamento data la penuria evidente per alcune
specie come i filetti di Cabillaud Merluzzo Bianco, S. Jaques ed per i filetti
di merluzzo del Perù. Ma ci sono altri fattori a detta dei produttori, come il
Nino, su cui sembra stiano ricadendo tutte le colpe relative alle problematiche
di approvvigionamento. Nell’insieme dei segmenti che compongono il comparto,
emergono delle evoluzioni contraddittorie. Il dato più significativo che salta
agli occhi dall’analisi dei dati è l’importanza dei prodotti innovativi che
presidiano con successo le singole nicchie del comparto.
I piatti pronti
elaborati, che incorporano valore aggiunto, registrano un decremento del 4% nei
volumi, ma crescono a valore del 2% così come i molluschi. Aumentano i
crostacei in valore ed in volume, perdono i cefalopodi perdono in valore ed in
volume. Centragel, fra i più grossi importatori del settore, sottolinea le
problematiche di approvvigionamento vissute nell’anno precedente, in specie per
i prodotti provenienti dal mar del Nord: Dorada e filetto di Cabillaud. “Il
Cabillaud Norvegese è divenuto troppo caro – afferma - e siamo costretti ad
usare quello islandese i cui prezzi a sua volta sono già in incremento. E’
ineluttabile a fronte della scarsezza delle risorse un trend crescente dei
prezzi delle materie prime - aggiunge Bizet -, un fenomeno che si ripercuote
sui prezzi di vendita a cui alla lunga anche il consumatore dovrà adeguarsi”.
7.2.
Un mercato poco
innovativo, si rimproverano i produttori
“Certamente, nel
passato, si è fatta poca innovazione nel settore, ed è tempo che tutti ci si
metta a lavorare nella direzione allo svecchiamento” - osserva Bizet - sia per
quanto riguarda nuovi prodotti che le tecniche di marketing.
“Ma anche per le nuove
specie i problemi non sono da poco” (M. Thorsteinsson, Icelandic France SA).
“Certamente le nuove specie, quelle cioè attualmente non commercializzate, si
devono: reperire, classificare, renderle commerciabili ed infine bisogna
promuoverle presso il consumatore. Icelandic lavorando già in questo senso si è
mossa d’anticipo attraverso società partners individuando e mettendo in
produzione, la “Perche du Nil” (Persico) dall’Uganda, il salmone e la trota di
provenienza Cilena.
Sovintex spinge la
Tipalia con un apposito marchio «Rain Forest» garantito senza spine, che per la
qualità delle carni, dal gusto sottile e fresco, è simile al filetto di
cabillaud e di sogliola ma con un prezzo molto competitivo e stabile. Anche
Pescanova, si muove all’insegna del nuovo; la sua Gamma "Merlu du
Cap" (Merluccius Capensis) è sottoposta ad un controllo d’origine molto
rigido, viene commercializzata con il marchio “Ver merlu du Cap” che garantisce
al consumatore una qualità superiore e una carne molto bianca. La specie raggiunge
i 120 cm circa e viene pescata lungo le coste Sud Africane e presentata in una
gamma molto estesa (cuori di filetto, filetti ecc.) in sacchetto o cartone;
ciascun trancio è calibrato e condizionato per il consumo individuale. “Merlu
du Cap” si è inserito in una vera e propria nicchia di mercato di alta gamma
con un prezzo di vendita, superiore del 20% a quello della concorrenza.
7.3.
Il nuovo si
posiziona in nicchie coerenti
Icelandic, ma anche
gli altri leader del settore spingono sui trasformati, mettendo in produzione
referenze di settore innovative al «naturale»: filetti individuali, privi di
spine, porzionati e calibrati (un prodotto che tira anche per il catering
aereo, commenta il RM). Anche per gli “elaborati al naturale”, sempre più
frequenti sui banchi della GDO, si delineano nuove nicchie. Nell’assortimento
Icelandic sono presenti anche i “filetti farciti” , come “le Diamants”.
L’obiettivo è quello di processare prodotti ricchi di servizio, di concreto
valore aggiunto, facili da cucinare, non solo a microonde ma anche al forno, in
padella, in composizione con altri prodotti. Un modo per liberare la fantasia
del consumatore, che può variarne la compostone iniziale, in maniera facile, e
gratificante.
Dalla produzione,
infine arriva un’altra novità assoluta. Un prodotto certamente “obsoleto”, nel
vissuto dei consumatori, come il tonno, viene trasformato radicalmente dagli
uomini di marketing e presentato con connotazioni tecnologiche innovative.
Chaluts de St. Pierre,
propone le bistecche di tonno in tutti i gusti. Un’invenzione della fantasia e
del buon senso. Un successo a tutto campo, premiato dai consumatori e dalla
stampa internazionale specialistica che gli ha assegnato l’Award 1999. Promosso
con il marchio “THONUS”, viene proposto attraverso otto referenze diverse che
presidiano anche i gusti regionali.
E’ già nascono le
imitazioni con “Apérithonus”, referenze a base di sardine e tonno mirate a
coprire il segmento degli snacks, da consumare al bar o al ristorante
indifferentemente.
Per concludere si
assiste al moltiplicarsi di prodotti che si differenziano dal banale panato,
che si impongono sul mercato, che guidano l’innovazione e soprattutto sono
premiati dal consumatore che ne riconosce lo sforzo produttivo e il livello di
servizio. Tali referenze nel loro insieme (nel prosieguo dello studio verranno
analizzate le più significative), rappresentano una “tendenza” e moltiplicano
le occasioni d’acquisto con nuove nicchie - afferma Forsanz di Findus. Sempre
all’altezza del livello del consumatore in materia di alimentazione fama e
naturale.
8.
L’importanza della
Distribuzione Organizzata
La GDO è certamente il
luogo di vendita privilegiato per gli alimentari dove è canalizzato il 56% delle
referenze di pregio (fonte Secodip) di cui l’80% trasformati. La tavola che
segue, mostra l’importanza rilevante di questo canale per la
commercializzazione degli ittici freschi (per tutte le linee di prodotto)
Tab. 7 Ripartizione delle vendite degli Ittici per canale commerciale
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Incidenza vendite
nella GDO |